(il vulcano San Pedro visto da Panajachel)
Il lago Atitlan è un lago vulcanico, formatosi 85.000 anni fa da una gigantesca eruzione. E’ impressionante pensare che i 130 Km quadri del lago erano un tempo magma incandescente e che i tre vulcani che lo sorvegliano – il Toliman, il San Pedro e l’Atitlan- abbiano eruttato lava e lapilli ricoprendo la pianura sottostante di strati di materia in ebollizione.
Il pensiero mi attraversa la mente fugacemente mentre cammino insieme a David, mio figlio, verso il molo di Santiago, alla ricerca di una barca verso “Playa Dorada”, una spiaggia a circa cinque chilometri da San Pedro, luogo ormai rituale delle nostre peregrinazioni in terra di Guatemala. La barca non è ampia, vi sediamo in dieci e la riempiamo quasi completamente. Attacco discorso con una persona che lavora in un’organizzazione non governativa e che coordina progetti di sviluppo delle comunità rurali, curando iniziative sanitarie ed educative. Mi pare un lavoro indispensabile e importante e glielo dico, ricevendo in cambio un biglietto da visita con il suo indirizzo mail.
Una stretta di mano e approdiamo sul molo sconnesso della spiaggia, una lingua di sabbia grigia di circa centro metri di lunghezza, lambita da minuscole onde e circondata dalla vegetazione sottotropicale del vulcano che si staglia davanti a noi col suo cappello di nubi.
Ci stendiamo sulla spiaggia, ci sono solo altre due persone. Le nuvole regalano momenti di frescura che cedono il posto a un caldo secco e ventilato quando il sole fora la coltre e fa capolino.
Ci avviciniamo all’acqua, immergiamo i piedi. E’ fresca, quasi fredda. Rimango un po’ con l’acqua alle ginocchia, poi conto mentalmente fino a cinque e mi butto. Mi accoglie un abbraccio forte e tonificante, qualche bracciata e il lago mi avvolge come una coltre liquida in cui il mio corpo si adatta alla perfezione. Ogni tanto cerco il contatto con il fondo morbido e cedevole. David, intanto, è salito sul molo e da lì mi invita a raggiungerlo. Si tuffa di piedi, di testa, alla fine fa un salto mortale completo e impatta l’acqua con la schiena. Riemerge sbuffando come un tritone, gli chiedo se si è fatto male, mi risponde “un po’” e si rituffa. Usciamo, adesso l’aria appare più fresca dell’acqua, ci asciughiamo, beviamo un goccio d’acqua, ci stendiamo nuovamente al sole. Osservo il profilo della costa davanti a noi e i vulcani affiancati di Toliman a Atitlan che s’intravedono a destra, in fondo alla spiaggia. Mi sento sereno, privo di tensioni, come se percepissi di essere arrivato in un luogo amico, in un posto che mi accoglie a braccia aperte, mescolando passato e presente in un continuum di emozioni, in un flusso di suggestioni placido come l’acqua del lago, come il corso dei miei pensieri che hanno smesso di inseguire altre mete, altri orizzonti.
Ancora un tuffo e ci rivestiamo. Il ritorno lo faremo camminando su un sentiero che costeggia il lago, seguendo il profilo accidentato dei rilievi. Ogni tanto ci fermiamo a contemplare qualche punto particolarmente bello. Passiamo in mezzo a campi di mais di due metri di altezza, lambiamo un abitato di quattro case e finalmente intravediamo la strada per San Pedro, un nastro di terra ondulato in fondo al quale scorgiamo le prime case del paese che ci ospita.
Questo/a opera è pubblicato
sotto unaLicenza
Creative Commons














