lunedì, 30 giugno 2008
Proseguiamo le interviste del Fiae approfittando della disponibilità e della cortesia dello scrittore toscano Vanni Santoni, in occasione della recente uscita del suo romanzo "Gli interessi in comune" per Feltrinelli.

A cura di Enrico Nencini (per Ciumeo.it)



Vanni Santoni, autore de "Gli interessi in comune": chi è, cosa fa nella vita, da quanto scrive, cosa ha scritto, concorsi a cui ha partecipato, cosa ha pubblicato e con chi?

Vanni SantoniSono nato a Montevarchi nel 1978. Laureato in scienze politiche, vivo e lavoro a Firenze. Mi sono avvicinato alla scrittura piuttosto tardi: nel 2003 ho iniziato a lavorare per un quotidiano locale (Metropoli Valdarno); nel 2004 ho trovato un numero della rivista "Mostro" in facoltà e inviato un racconto: da lì ho cominciato a frequentare le leggendarie riunioni di redazione e a scrivere racconti e poesie per la rivista stessa.
Nel 2005 mi sono buttato subito sul romanzo, "Vasilij e la morte", vincendo un concorso nazionale per esordienti, ma la casa editrice si comportò scorrettamente e il libro non è mai stato pubblicato. Tra il 2005 e il 2006 il blog "personaggi precari" ha ricevuto una buona risposta dalla rete: un estratto è stato pubblicato sulla rivista GAMMM e sono usciti vari miei racconti su siti e riviste.
Nel 2007 una selezione da "personaggi precari" è stata uno dei testi vincitori del premio "Scrittomisto" delle ed. RGB ed è diventata un libro, che pur nella sua limitata tiratura è stato distribuito a livello nazionale e ha ricevuto ottima stampa. Nello stesso anno ho cominciato a collaborare con Slipperypond e pubblicato racconti e reportage su la Repubblica, il manifesto, Mucchio, Re:vista, Terranullius e in varie antologie. Ancora nel 2007 sono stato co-fondatore di SIC - Scrittura Industriale Collettiva, progetto presentato alla Fiera del Libro di Torino e che ha prodotto, finora, quattro racconti lunghi. Tra il 2007 e il 2008 due estratti dall'attività più recente del blog "personaggi precari" sono stati pubblicati sulla rivista Nazione Indiana. Negli stessi mesi ho iniziato (timidamente) a scrivere per il teatro. Dal febbraio 2008 firmo la rubrica quotidiana "Personaggi precari" e la rubrica settimanale "Sulla strada", dedicata alle strade di Firenze, sull'inserto toscano del Corriere della Sera, e intanto lavoro come cronista per il quotidiano online "Prontoconsumatore". Il 15 maggio 2008 è uscito "Gli interessi in comune", il mio ultimo romanzo, per Feltrinelli.

"Gli interessi in comune":
Iacopo, il Mella, il Paride, il Dimpe, il Malpa, Sandrone. Nel ’95 hanno sedici anni. Interessi in comune? Uno, senz’altro: il consumo regolare, diligente, quasi scientifico, di tutte le sostanze... Il manifesto di una generazione che si muove con passo sgangherato sul ciglio del nulla.

Ho avuto modo di leggere il tuo romanzo, e non mi capita di frequente di finire un libro da 270 pagine nel giro di due o tre giorni, quindi il mio personale giudizio, rimandando un'analisi più approfondita a un'altra occasione, è estremamente positivo. Sono comparse già varie recensioni, in rete, e sembra che il tuo romanzo stia incontrando il favore dei più. Vuoi parlarci brevemente di come è nato, quanto tempo hai impiegato a scriverlo, come ci hai lavorato?

Ti ringrazio. Si, il romanzo è stato accolto bene e dai primi riscontri vedo che sta piacendo moltissimo e in modo trasversale rispetto a età e gusti dei lettori, un fatto molto positivo.
L'idea del libro è nata molto tempo fa, a Viareggio. Avevo quest'abitudine di raccontare varie leggende valdarnesi agli amici del mare e uno di loro disse la classica frase "dovresti farne un libro...". I personaggi del Pelle e del Torcia e le loro vicende, ad esempio, sono ispirati da quel "corpus" di leggende. Molti anni più tardi, nel 2005, scrissi il racconto "Festa" per la rivista Mostro, un racconto che aveva come protagonista un ravettaro un po' deluso... Chi possiede quel raro numero 17 di "Mostro" vi ritroverà l'embrione del Dimpe e del capitolo de "Gli interessi in comune" dedicato alla ketamina. Nel gennaio 2006 scrissi quello che oggi è il primo capitolo del romanzo, con l'idea di fare un libro di racconti ambientati nella provincia profonda; già mentre lo scrivevo un bel po' di idee prsero forma e capii che poteva uscirne, invece, un romanzo.
"Gli interessi in comune" è stato finito il 30 settembre 2007, quindi ci ho lavorato circa un anno e nove mesi. Se vi si aggiunge il periodo di editing e revisione, fanno due anni secchi. In questi due anni ho scritto circa settanta diverse stesure, cambiando radicalmente e più volte il cast dei personaggi e la struttura della storia del gruppo, fino ad arrivare alla versione che ho inviato all'editore.

Come si è sviluppato il tuo rapporto con Feltrinelli?
Il rapporto con Feltrinelli si è sviluppato subito bene, ho trovato un ambiente di professionalità massima e grande umanità, lavorare con loro è un vero piacere. Anche se non ci sono stati grandi cambi rispetto alla versione che ho inviato mi hanno seguito passo passo, dispensando buoni consigli e curando ogni aspetto della realizzazione del libro, dalla grafica alla presentazione, con cura maniacale.

In questo periodo sei immerso nella promozione del romanzo, le presentazioni si susseguono una dopo l'altra e ti stanno portando in giro per mezza Toscana, in attesa di valicarne, nelle prossime settimane, i confini. Hai già sicuramente avuto modo di incontrare molte persone, e di rispondere a un sacco di domande di ogni tipo, sulla tua professione di scrittore e sul romanzo: parlaci un po' di questa esperienza.
Sto presentando molto e dando ancora più interviste. Che dire, si scrive anche per quello. Il contatto coi lettori per me è essenziale, fu proprio per avere più feedback che aprii il mio primo blog, "personaggi precari," da cui si può dire che sia nato tutto.

Vuoi dirci qual è la più comune che ti viene posta, e qual è la più strana che ti abbiano fatto (per ora)? Ovviamente vogliamo anche sapere cosa hai risposto.
La domanda più comune credo riguardi la struttura del libro, ovvero perchè c'è quest'alternanza tra capitoloni e capitoletti e come ci sono arrivato. Ah e poi ci sono quelli che chiedono se davvero la noce moscata "dà la botta."
Le risposte: la struttura viene dalla necessità di offrire degli spunti individuali - intimisti, se vogliamo - che colleghino i capitoli (non a  caso tutti "corali") e offrano una dimensione diversa, più ponderata e sofferta, dei vissuti dei vari personaggi. Ci sono sicuramente arrivato tramite l'esperienza stilistica di "personaggi precari". Per quanto riguarda la noce moscata, pare che i marinai nell'ottocento la usassero per sopportare la noia delle traversate oceaniche. Pare però anche che il gioco non valga la candela: mal di testa feroce e un blando avvelenamento sono inevitabili.
La domanda più strana credo sia quella di un tipo, a una presentazione, che mi ha chiesto "che fine ha fatto Sonia."
Ci ho messo qualche secondo per capire chi fosse Sonia, poi ho realizzato che è la prima fidanzata del Dimpe - beh credo che Sonia abbia cambiato fidanzato e continui ad alimentarsi a sciapi miti.

Una delle lamentele più frequenti degli esordienti - oltre alla piaga degli "editori" che pretendono assurdi contributi di pubblicazione - è la facilità con cui i manoscritti vengono accantonati dalle case editrici a cui vengono spediti, talvolta senza un reale nesso tra questa decisione e l'effettiva qualità dei testi. Tu, prima di arrivare alla pubblicazione con Feltrinelli, hai seguito un lungo percorso: hai avviato e portato a termine un bel po' di progetti e ti sei pian piano costruito un pubblico di lettori più o meno affezionati, sia su internet che fuori da internet. In che modo e quanto ritieni che un background del genere - oltre ovviamente alla qualità del testo inviato, fondamentale - possa influenzare gli editori nella loro decisione di prendere in considerazione un manoscritto e, successivamente, di portarlo alla pubblicazione?
Credo sia una questione decisiva quanto la qualità del testo. Avere un CV letterario di un certo rilievo credo sia la cosa che fa la differenza tra essere letti e non esserlo. D'altronde alle case editrici arrivano migliaia di manoscritti, molti dei quali del tutto impubblicabili: di fronte a un simile flusso di roba è comprensibile che attuino dei filtri. Inoltre avere già un pubblico e una certa esperienza assicura una certa risonanza al libro (e quindi garantisce all'editore un po' di venduto), e garantisce che l'autore sia in grado di seguire le fasi di editing e promozione in modo adeguato.

Come funziona la promozione del romanzo di un esordiente? Puoi parlarci delle iniziative (passate, presenti e future) nonché della loro pianificazione e del ruolo dell'editore in tutte queste fasi?
"Gli interessi in comune" non è il mio libro d'esordio, lo era "Personaggi precari", che non ebbe praticamente promozione essendo uscito con un piccolo editore (anche se in seguito alla vittoria di un concorso nazionale)... Feci tutto da solo, organizzando varie presentazioni. Il libro nel suo piccolo andò bene, ricevendo buona stampa ed entusiasmo da parte dei lettori, cosa che mi fece ottenere l'invito a presentarlo altre volte e a fare interventi a un paio di convegni universitari.
"Gli interessi in comune" ovviamente si è avvalso della macchina promozionale Feltrinelli, avendo un ufficio stampa ci sono state moltissime presentazioni - e altre seguiranno - oltre a un lancio molto visibile sul sito e qualche pubblicità. Io comunque continuo anche con la promozione dal basso, è bene non adagiarsi sugli allori.

Sempre riguardo all'editore, facciamo un passo indietro: quanto è cambiato il manoscritto che gli hai inviato, una volta sottoposto a editing e pubblicato? Come avete lavorato in questa fase, e cosa ne pensi, in generale, del tema dell'editing?
Il manoscritto presentato in Feltrinelli era molto curato, essendoci state una settantina di stesure prima della definitiva. Non ci sono stati cambiamenti di rilievo, l'editore ha messo al lavoro un editor di grandissima professionalità che ha rilevato incongruenze o "buchi", mentre altri lettori-editor hanno fornito ulteriori controlli al testo. Ho discusso con lo staff alcuni aspetti del libro che a loro avviso potevano essere ampliati ed essendomi trovato d'accordo ho operato in quel senso, parlo comunque di una cinquantina di righe complessive, più ritocchi che altro. Oltre a questo, lavorando con lo staff Feltrinelli ci siamo accorti che i dialoghi funzionavano bene ma erano poco presenti nella prima parte. Questo derivava semplicemente dal fatto che i dialoghi hanno iniziato a "girare" quando i personaggi erano ben definiti, da metà libro in poi. Così, di mia iniziativa, ho "dialoghizzato" alcune parti che inizialmente erano narrate. Tutto il processo di editing è stato quindi di tipo propositivo e mai invasivo.

Riguardo alla figura e al ruolo dell'autore: il tuo interesse riguardo alla scrittura collettiva è piuttosto evidente. Pensi che le tue esperienze in questo ambito abbiano in qualche modo modificato la concezione e le modalità del tuo scrivere come autore singolo?
L'esperienza SIC, che da poco ha compiuto un anno di attività sul campo, è stata fondamentale per la mia crescita come autore. Lavorare - per centinaia di ore! - come Direttore Artistico ed editor in SIC mi ha conferito un'abilità nell'editing e nel montaggio che prima non avevo, oltre ad aver affinato la mia sensibilità stilistica e formale.

Mi è capitato di vedere, in mezzo a tanti altri libri e nomi famosi, una pila di cinque volumi su uno degli scaffali di un centro commerciale Esselunga, nel reparto apposito: la cosa mi ha fatto sorridere, anche pensando all'ironia della situazione. Il tuo libro, infatti, tra le molte altre cose punta le luci su derive e aspetti tragici del modello consumistico, e viene distribuito proprio in un centro commerciale, a fianco di lettori DVD e merci di ogni genere (la droga la puoi trovare fuori, sul piazzale): molte copie, comunque, finiranno in un carrello della spesa. Nel rispetto delle più elementari norme sulla privacy non ti chiederò che effetto faccia fare la spesa e magari essere riconosciuto dalla terza di copertina da una cassiera orrenda, né se tutto questo processo influenzerà sostanzialmente il tuo conto in banca: vorrei piuttosto sapere come vivi questa sorta di contraddizione, che ci vuole legati a doppio filo a un sistema tutt'altro che privo di difetti, cui non si trovano alternative, e al quale, pubblicando con una "major", hai necessariamente dovuto aderire.
Come giustamente sottolinei, il tema del consumo è centrale ne "Gli interessi in comune" e personalmente non mi dispiace pensarlo in un carrello della spesa, uno si può quasi illudere di svolgere il ruolo di un anticorpo: pia illusione, si capisce!
Sulle "major": essere pubblicati da un grande editore permette di essere letti da più persone, e questa è la massima aspirazione di chi scrive, conosco bene anche il mondo della piccola editoria e ti garantisco che non è puro come sembra. Prima ancora ho lavorato in una rivista autoprodotta e autodistribuita: è stato un periodo formativo importante e molto bello, ma alla fine non uscivano neanche i soldi per un caffè, e se vuoi fare dello scrivere il tuo mestiere, devi avere visibilità. Quindi bene con le major... Tra l'altro io ho avuto la fortuna di essere pubblicato da un editore con cui sento una certa sintonia anche sotto altri aspetti.

Non ti resta che parlarci dei progetti che hai in cantiere.
Ce ne sono molti, anche se l'ultimo mese l'ho dedicato praticamente solo alla promozione de "Gli interessi in comune," e al lavoro per i giornali.
C'è un altro romanzo praticamente finito, e un altro ancora, in dirittura d'arrivo, scritto a quattro mani. C'è l'idea di una edizione ampliata dei personaggi precari, e c'è il Romanzo Aperto SIC che coinvolgerà tutti gli utenti del sito e sarà quindi un progetto molto grande. E poi l'idea di un altro romanzo, ad ambientazione familiare, tutto da scrivere.

Grazie per la disponibilità, e in bocca al lupo sia per "Gli interessi in comune" che per i tuoi nuovi progetti!
Ciao a tutti e grazie per l'attenzione, spero che il mio romanzo vi piacerà!

Se volete saperne di più su Vanni Santoni: il suo Blog, il sito SIC (Scrittura Industriale Collettiva)
postato da: ciumeo alle ore 15:47 | Permalink | commenti (14)
Commenti
#1   01 Luglio 2008 - 07:24
 
Ottima intervista, mette davvero voglia di leggere il libro.
Complimenti Enrico, e grazie a entrambi del contributo!
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#2   01 Luglio 2008 - 08:22
 
Complimenti a entrambi, bel lavoro Enrico!
Renata :-)
utente anonimo

#3   01 Luglio 2008 - 09:25
 
Intervista FIAE a: Vanni Santoni

[..] Intervista FIAE a: Vanni Santoni Proseguono le interviste del Fiae approfittando della disponibilità e della cortesia dello scrittore toscano Vanni Santoni, in occasione della recente uscita del suo romanzo "Gli interessi in comune" [..]
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#4   02 Luglio 2008 - 08:06
 
Bravo 'sto ragazzo.

Un saluto a tutti.

Stefano.
utente anonimo

#5   02 Luglio 2008 - 12:05
 
bella intervista, andrò a comprare il libro!
utente anonimo

#6   02 Luglio 2008 - 17:54
 
e bravo Ciumeo che torchia l'autor
utente anonimo

#7   03 Luglio 2008 - 14:55
 
http://labri

[..] AnnuciazioOne annunciaziOne 1) Sul blog Fiae potete trovare un'altra succosa intervista sulla scrittura a cura di Enrico Nencini, alias ciumeo. Intervistato: Vanni Santoni, autore de "Gli interessi in comune". Leggetevilla cliccando qui [..]
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#8   03 Luglio 2008 - 15:01
 
Intervista interessante, una visuale dall'interno di chi ce l'ha fatta ad entrare nel circuito dell'editoria che conta. Un unico, piccolissimo appunto: perche' orride cassiere nella domanda sulla vendita al centro commerciale? Le cassiere non sono orride e potrebbero a loro volta essere delle lettrici.
Laura

p.s. per inciso, non sono una cassiera ;-)
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#9   03 Luglio 2008 - 15:02
 
Non so se il commento e' entrato...
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#10   03 Luglio 2008 - 15:15
 
Sei la seconda che fa questa osservazione: la questione era evidentemente malposta, certamente ci sono splendide cassiere in abbondanza (e lo dice uno che adora le lunghe file alla cassa, in certi casi). Comunque, ho rivisto la frase incriminata autocensurandomi :)
Ciumeo
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#11   04 Luglio 2008 - 07:19
 
Te l'avevo deeeeetto te l'avevo deeeeetto... ;-)
(scusa, ma la tentazione di fare come la mini motociclettina di quel cartone animato - qualcuno se lo ricorda? - era troppo forte!)


Sono sicura che Enrico non abbia nulla contro le cassiere in generale, come sono sicura che l'Orrida Cassiera esista veramente... di solito si materializza alla MIA cassa quando sono in ritardo per qualcosa, finisce il rullino di carta termica, non trova il codice a barre sulla retina di limoni, si gira a chiacchierare con la cliente della cassa vicina PRIMA di passare sul lettore il penultimo pordotto, va in pausa pranzo PRIMA di passare l'ultimo, ti dà otto euro di resto in monetine da 5 cent perchè ha finito i pezzi più grossi ...
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#12   04 Luglio 2008 - 10:55
 
Bella intervista. Il libro l'ho già letto. Grande.
Chris
utente anonimo

#13   04 Luglio 2008 - 11:49
 
Bravo Ciumeo, era un'inutile caduta di stile in una belle intervista :-)
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#14   26 Settembre 2008 - 16:17
 
cavoli che bello! e come mai nessuno mi aveva avvertito di quest'intervista?
bravo enrico!
I.
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Commenti

categoria:scrivere, interviste, ciumeo


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