giovedì, 15 maggio 2008
E' un po' di tempo che in "Parole al passo", la trasmissione nata in collaborazione con RADIO IMAGO, non parliamo di amore e passione. O meglio, di quell'amore tipico dello "stadio iniziale" di un sentimento, che ci fa un po' rimbecillire, che ci fa vedere l'altro avvolto in un'aura dorata, che ci fa rimanere con gli occhi inchiodati al cellulare in attesa di un sms o di uno squillo, che ci fa desiderare quello sguardo, quella bocca, quell'odore, quella pelle, quel contatto... e che alla fine ci porta ad esclamare - o a sussurrare - o a singhiozzare: "mi sono innamorato(a) di te".

Ecco dunque l'idea:

scrivere un racconto, inviandolo come commento a questo post:

blog.libero.it/tuttiscrittori/commenti.php?msgid=4695341#commento_...

sul tema dell'innamoramento.

Titolo "Mi sono innamorato(a) di te".

Battute: max 3000 - spazi inclusi. Scadenza: 8 giugno 2008.

Il racconto migliore (a insindacabile giudizio della redazione di tuttiscrittori.it), sarà presentato durante la puntata di "Parole al passo" in onda il prossimo 20 giugno.
Tutti i racconti pervenuti saranno pubblicati sul nostro sito: www.tuttiscrittori.it.

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giovedì, 08 maggio 2008

Riportato dal sito La finestra sul cortile:

Chiara SardelliHo conosciuto Carlo Menzinger attraverso il web, di lui apprezzo principalmente l'attività che svolge nella sua città, ma non solo, per far conoscere e dare voce ad un gruppo di autori creativi. Non a caso ho già parlato di lui su questo Blog nella rubrica “Firenze vive?“. Carlo ha accettato di concedere un'intervista a questo blog che ben volentieri pubblico. Di seguito trovate una nota autobiografica di premessa e poi l'intervista . La lettura è un po' lunga per un blog , ma chi avrà costanza sarà premiato , non solo perchè Carlo  apre la nostra mente a confini inusitati ma anche, per chi è sensibile alle tematiche sociali  approccia alcuni temi importanti per una città e per una politica che volesse favorire nuovi talenti. Non mi resta che augurarvi Buona Lettura.

Carlo Menzinger alla Prima Serata UcronicaCarlo Menzinger, come molti autori italiani, non scrive per mestiere (per professione si occupa di finanza strutturata), ma per passione. Una passione che ha sempre avuto. Da bambino si divertiva a scrivere storie a fumetti, da ragazzo racconti e poesie. In età più matura è, finalmente riuscito ad approdare al romanzo, che considera la propria “dimensione”. La sua produzione letteraria, si può ascivere, quasi tutta all'ucronia o allostoria o fantastoria o storia controfattuale: è un genere letterario intermedio tra la fantascienza e il romanzo storico, in cui il racconto si differenzia dalla storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti altri eventi immaginari.La sua prima pubblicazione risale a quasi vent’anni fa ed è stata la raccolta di poesie “Viaggio intorno allo specchio” . Il primo romanzo ad essere pubblicato è, nel 2001, “Il Colombo divergente”, scritto tra il 1994 e il 1997 e ripubblicato l’anno scorso in un’edizione aggiornata. “Il Colombo divergente” narra di come sarebbe stata la vita di Cristoforo Colombo se, giunto in America, fosse rimasto prigioniero degli aztechi. Anche il secondo romanzo “Giovanna e l’angelo” è un’ucronia e descrive la vita di Giovanna D’Arco se fosse sopravvissuta al rogo. Entrambi i volumi sono editi da Liberodiscrivere (www.liberodiscrivere.it). Carlo ha poi curato un’antologia che riunisce diciotto autori di allostorie “Ucronie per il terzo millennio”, il cui sottotitolo suona ironicamente “Allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi”. Nel 2007 ha anche pubblicato un insolito thriller dal titolo “Ansia assassina” e la raccolta di scritti a più mani “Parole nel web”. Questo autore ama molto, infatti, confrontarsi con altri scrittori e scrivere con loro. Il volume è formato da tre storie da lui scritte via e-mail con altrettanti autori. Questo scrittore è, inoltre, presente in numerose antologie di poesie e racconti. Carlo Menzinger è da tempo molto presente nel web, su vari siti letterari. Gestisce, inoltre, un proprio sito internet www.scrivo.too.it, il blog http://menzinger.splinder.com e la libreria aNobii http://www.anobii.com/people/menzinger/ dove ha anche attivato un Gruppo di lettori sul tema delle Ucronie.

D - Cominciamo con conoscerci meglio. Parlaci del rapporto che ti lega  a Firenze, di come riesci a veicolare questa tua passione per l'ucronia, se, e in quale modo, questa città è vicina o può avvicinarsi a chi vuole intraprendere il mestiere di scrivere.

R – Sono un fiorentino d’adozione, dato che sono nato a Roma nel lontano 1964, e lì ho vissuto il mio “primo quarto di secolo”, poi, per lavoro, mi sono trovato a viaggiare in varie parti d’Italia ed è solo da qualche anno che vivo a Firenze, dove mi sono sposato ed è nata mia figlia. Mi piace vivere la scrittura con gli altri, non mi piace immaginare lo scrittore come una figura ripiegata su se stessa. Internet ci consente di entrare e restare in contatto con persone geograficamente lontane e, quindi, ho sempre sentito la rete come un canale fondamentale per entrare in contatto con persone con gli stessi interessi. Farlo con persone della stessa città, faccia a faccia, è più difficile, perché il cerchio si stringe, è meno facile trovare persone con gli stessi interessi. Ugualmente cerco di tenere contatti con gli altri autori fiorentini e con potenziali lettori di questa città. Recentemente assieme al gruppo di scrittori ucronici che ho riunito per scrivere l’antologia “Ucronie per il terzo millennio” abbiamo fatto una presentazione del libro presso la Galleria d’Arte Donatello di Firenze, che ha attirato molta gente.Questo incontro è stato un momento importante di un progetto che ho avviato un anno prima con il proposito di:

- creare un gruppo di autori ucronici
- far conoscere questo genere letterario;
- pubblicare un’antologia


Il gruppo di autori è nato, l’antologia l’abbiamo pubblicata. Ora andiamo avanti, cercando di far conoscere meglio questo genere poco noto ai più ma dal grande potenziale.


D – Pensi che Firenze sia una città vicina agli scrittori esordienti?

 

R- Non più di altre città. Io, a dir il vero ho finito per trovare un editore genovese, sebbene non mi sarebbe dispiaciuto averne uno a Firenze.Firenze dovrebbe e potrebbe fare di più per favorire nuove forme di cultura. Non parlo solo degli scrittori, ma anche di pittori o musicisti. Ci consideriamo una città d’arte e di cultura ma pensiamo solo alla cultura del passato. Perché non cercare di tornare un centro che “produca” cultura? Perché non cercare di tornare un “incubatore” di idee, non solo artistiche ma anche imprenditoriali, come poteva essere al tempo dei Medici: artisti e banchieri! Arte e economia. Dovremmo cercare di dare nuova linfa allo spirito fiorentino. Guardare in avanti.

D - Veniamo al rapporto con il tuo editore "Liberodiscrivere" . Se non capisco male è una casa editrice in erba che promuove le opere di successo inedite, attraverso il suo sito  web che misura il gradimento dei lettori.


R – Beh, non direi che “Liberodiscrivere” sia ancora una casa editrice “in erba”. Si tratta ormai di un editore che pubblica numerosi titoli ogni anno. Sicuramente non è un grande editore, in quanto non dispone dei grossi canali promozionali e distributivi delle “major” dell’editoria, ma è certo una casa di medie dimensioni.Ho avuto il piacere di conoscerla fin dai suoi esordi e di avere il mio romanzo “Il Colombo divergente” pubblicato trai primi 5 editi da questa casa, che da allora ha continuato a crescere. Nel 2007 ho potuto riunire un gruppo di diciotto autori proprio nel Laboratorio del sito web www.liberodiscrivere.it e, mediante un confronto realizzato sul Forum del sito, siamo arrivati a scrivere assieme un volume “Ucronie per il terzo millennio” che è, sì una raccolta di racconti, ma che ha una certa omogeneità d’impostazione e segue un filo cronologico. Ho continuato a pubblicare con Liberodiscrivere (al momento ho pubblicato con loro 5 libri principali e partecipato ad alcune antologie), perché è una delle poche case editrici che unisce alla serietà dell’editore, una politica di pubblicazione degli autori “minori” senza richiedere il fastidioso balzello del “contributo dell’autore”. Certo, i miei libri non si trovano sugli scaffali delle librerie ma è sempre possibile ordinarli in qualsiasi libreria o, meglio ancora, richiederli su www.liberodiscrivere.it.

D - So che, a breve, sarai ospite  di un liceo fiorentino. Che cosa ti aspetti dal contatto con gli istituti scolastici?


Come dicevo prima, mi sono posto l’obiettivo di far conoscere l’allostoria e quale luogo migliore per farlo della scuola? Così venerdì 16 maggio 2008 incontrerò, assieme ad un altro autore, Sergio Calamandrei, gli studenti del Liceo Rodolico di Firenze, grazie all’interessamento della vicepreside Cristina Minucci. Spero molto nei ragazzi perché possono essere lettori attenti e appassionati. Le ucronie sono molto adatte per i giovani: si parla di mondi alternativi, un po’ come nel fantasy o nella fantascienza.Inoltre, se si impara ad amare la lettura da giovani, non la si lascia più. Vorrei poter trasmettere a questi ragazzi anche un po’ del mio amore per i libri in genere. Infine, l’ultimo volume che ho pubblicato “Ucronie per il terzo millennio” l’abbiamo scritto in modo da prestarsi molto bene ad essere utilizzato da una scuola. Infatti, ogni racconto, che mostra un episodio storico e fa vedere come questo si sarebbe potuto svolgere diversamente, alla fine ha sempre una nota che spiega come, invece, la Storia si è svolta realmente. Spero che altre scuole siano presto invogliate a contattarci
 
D - Hai mai pensato di promuovere iniziative di formazione alla scrittura, per esempio laboratori di scrittura creativa?


R- Non credo di essere uno scrittore così bravo e affermato da poter andare ad insegnare agli altri come scrivere. Sto ancora cercando di capire io stesso alcuni trucchi del mestiere. Leggo con interesse ogni sorta di libro, cercando di comprenderne i punti di forza e di debolezza. Mi piace, comunque, discutere con altri su come si scrive. Sul mio blog riporto spesso le mie riflessioni in merito. Altro discorso è per i Laboratori. L’esperienza di “Ucronie per il terzo millennio” è nata proprio da un laboratorio di scrittura, quello di Liberodiscrivere, nel quale ho lanciato il mio progetto di antologia. I laboratori di scrittura possono essere degli incubatori importanti.

D – Hai spesso scritto assieme ad altri autori. Come ti poni rispetto alle esperienze di scrittura collettiva?


Trovo l’esperienza della scrittura collettiva molto importante per la propria crescita come autori. Ho scritto con un medico siciliano Andrea Didato, il romanzo ispirato all’Aida di Verdi “Se sarà maschio lo chiameremo Aida”, con la poetessa romana Simonetta Bumbi la storia in versi “Cybernetic Love” che, riprendendo i classici della letteratura e riscrivendoli in linguaggio informatico narra di un triangolo nato da una chat, con Sergio Calamandrei ho scritto il racconto su un amore rubato “Lei si sveglierà”. Le tre storie sono state riunite nel volume “Parole nel web”, edito da Liberodiscrivere.Inoltre, con Calamandrei e Bumbi abbiamo scritto una storia di licantropi dal titolo “Il Settimo Plenilunio” e ora sto scrivendo con Giuseppe Pompò un romanzo sul mondo dei blog. Mi affascinano esperienze di scrittura collettiva come quelle di Luther Blisset e dei Wu Ming. Una volta tentai di realizzare un romanzo in tredici autori, ma ci siamo persi per strada. Scrivere in due o in tre ti arricchisce molto, perché ti da modo di ragionare diversamente, di cercare di conciliare diversi punti di vista. Ti obbliga, inoltre, ad un certo lavoro di programmazione della scrittura che è molto importante. E poi è molto divertente. Io scrivo sempre per il piacere di farlo

D - Parlaci dell'ucronia e della passione per le allostorie. Come sei stato contaminato? 


R – Ho scoperto per caso l’ucronia e l’ho scoperta prima come scrittore che come lettore. Da ragazzo amavo molto la fantascienza e mi affascinavano i viaggi nel tempo, ma questi erano la cosa più simile ad un’ucronia che conoscessi quando, intorno al 1994, pensai: “mi piacerebbe scrivere un romanzo in cui si faccia vedere come, cambiando una piccolissima cosa della Storia, il corso degli eventi muti per l’intera umanità”. Scelsi così un episodio storico che avesse avuto un grosso effetto sugli eventi successivi: la scoperta dell’America. Fu allora che scrissi la frase “Ogni gesto può esser compiuto o non esserlo. Così nasce un universo divergente.” “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo” sono costruiti su quest’idea. Ignoravo che qualcun altro, come Dick, Harrison, Harris, Turtledove o altri avessero scritto qualcosa che appartenesse ad un genere letterario. Ignoravo cioè che il mio romanzo potesse essere definito ucronia o allostoria o “controfactual history”. È stato solo dopo averlo pubblicato che un lettore mi disse:
Ho letto il tuo romanzo, mi piaciuto moltissimo, fammi sapere quando scriverai una nuova ucronia”. “Cosa avrei scritto?” mi chiesi. Fu allora che cominciai ad informarmi in merito. Stavo già scrivendo “Giovanna e l’angelo”. Dunque si tratta di due romanzi ucronici ma che non si sono rifatti in alcun modo a modelli del “genere”. Hanno entrambi dei “precedenti”, ma non è a loro che mi sono rifatto.

D - Quale rapporto hai con il tempo presente, pensi che le allostorie possano contribuire a  condividere  una visione di presenti  "altri", diversi ma possibili?


Anche quando parliamo di passati alternativi, parliamo sempre di noi, dell’uomo, di come siamo e come viviamo e pensiamo. Capire il passato c’aiuta a capire meglio il presente. Immaginare che il presente o il passato possano essere diversi da come sono ci apre la mente, ci aiuta a non dare nulla per scontato. La mia convinzione è che il presente in cui viviamo sia estremamente “fragile”, nel senso che sarebbe bastato pochissimo per renderlo molto diverso da come è. Ogni scelta di ogni uomo porta il corso della Storia in una direzione o in un’altra. Le scelte di certi uomini cambiano il mondo. Non esiste un Destino. Non mi hanno mai convinto quei racconti di fantascienza in cui un tale torna indietro nel tempo e cambia le cose ma poi il presente non ne risente, perché lui riesce a rimettere le cose a posto. La Storia è un meccanismo delicatissimo. Basta nulla per andare verso un futuro del tutto diverso.

D – Credi che l’ucronia abbia un particolare messaggio da dare ai suoi lettori?

 

L’ucronia ci dà un insegnamento immenso: ogni attimo è importante, ogni gesto è importante. L’ucronia ci insegna il Carpe Diem in modo nuovo. C’insegna a non sprecare nessun attimo della nostra vita, perché da ogni attimo, da ogni scelta dipende il nostro futuro e quello del mondo.

D - Se decidessimo di - liberi di  leggere -  avvicinarci all'ucronia, quale delle tue opere-  scritti, racconti  o romanzi ci proporresti?


R - Ho pubblicato tre opere ucroniche, i due romanzi “Il Colombo divergente” e “”Giovanna e l’angelo” e l’antologia “Ucronie per il terzo millennio – allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi”, che riunisce 46 racconti di 18 autori, tra cui me, che ne sono il curatore. Ho scritto anche due romanzi ucronici per ragazzi ma ancora non li ho pubblicati, in quanto sto aspettando che siano illustrati. I due romanzi pubblicati non sono romanzi semplici. Sono qualcosa di più che solo ucronie."Ucronie per il terzo millennio" essendo una raccolta di racconti, è certo, dei tre, il libro di più facile lettura. È un libro che vedrei bene, come si diceva, letto anche nelle scuole. Contiene ben undici racconti scritti da me, sui quarantasei complessivi. Quale consigliare? È difficile dirlo. Io amo soprattutto i romanzi perché mi sento assai più “romanziere” che autore di racconti, ma per un primo approccio al genere, forse le ”Ucronie per il terzo millennio” sono più “abbordabili”, inoltre il libro contiene anche un’introduzione che spiega brevemente cosa sia l’ucronia. I due romanzi sono certo più impegnativi. “Il Colombo divergente” è un libro più maschile. “Giovanna e l’angelo” è più femminile. Consiglio di solito il primo agli uomini e il secondo alle donne, ma entrambi sono adatti a tutti i buoni lettori.


D - Quanto è importante la lettura per chi vuole iniziare a scrivere  delle allostorie? Quali opere, o quale genere di letteratura consiglieresti a questi scrittori in erba?


R - Uno scrittore dovrebbe leggere sempre molto. Moltissimo e di tutto. Non fermarsi ad un solo autore o genere. Anche i brutti romanzi ci insegnano tanto. Per scrivere ucronie occorre leggere ancora di più. Le allostorie sono di fatto dei romanzi storici con una deviazione di carattere fantastico. Occorre conoscere bene l’epoca e i personaggi di cui si scrive. È bene leggere opere di narrativa già scritte su quei personaggi ma, soprattutto, leggere tanti libri di storia del periodo. Credo che per scrivere “Il Colombo divergente” devo aver letto almeno una quarantina di libri, forse di più (in fondo al volume c’è un elenco). Per “Giovanna e l’angelo” ne devo aver letti quasi altrettanti. Scrivere ucronie non è una scelta facile per un autore. È un genere molto impegnativo.

Comunque, per chi volesse cominciare a conoscere l’ucronia i must sono:

  • "The Man in the High Castle" di Philip Dick (La svastica sul sole - 1962), che ha la peculiarità di descrivere un mondo in cui Germania e Giappone hanno vinto la seconda guerra mondiale e dove i personaggi leggono un libro ucronico in cui, invece, l’Asse ha perso (anche se in modo diverso da quello reale);
  • I cicli di "Invasione" e "Colonizzazione" e "Basil Argyros” di Harry Turtledove;
  • “Fatherland” (1992) di Robert Harris, ancora sul successo del nazismo, ma fondamentalmente un giallo-thriller;
  • “L’ultima tentazione di Cristo” di Nikos Kazantzakis (1955), in cui Cristo rifiuta la Croce.
  • La trilogia “Romanitas”di Sophia McDougall;
  • " il “Libro degli Yilané” di Harry Harrison (1984-89), una trilogia che descrive un mondo in cui i dinosauri non si sono estinti ma hanno sviluppato una civiltà evoluta.
  • "Storia di domani" di Curzio Malaparte, in cui il PCI va al potere subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale;
  • “Contro-passato prossimo” (Milano, 1975) di Guido Morselli in cui la Prima Guerra mondiale risulta vinta dagli imperi centrali con il Nord Italia in mano all'Impero Austro-Ungarico;

E, ovviamente (sorrido):


D - Parlaci della prossima “Serata ucronica” a Modena: perché organizzi questi incontri?


 R - Il 24 maggio 2008 alle 17,30 terremo a Modena presso il Salotto Culturale di Simonetta Aggazzotti (in Viale Martiri della Libertà, 38) un nuovo incontro con gli autori di “Ucronie per il terzo millennio”. Come dicevo all’inizio, amo organizzare momenti di incontro con la gente, perché mi piace far conoscere e diffondere questo genere letterario. Vorrei che un giorno tutti potessero capire di cosa si parla dicendo la parola “ucronia”. I miei romanzi non sono solo delle semplici ucronie ma, dire che sono allostorie potrebbe essere un modo semplice per far capire di cosa sto parlando. Chi scrive gialli o fantascienza o noir è avvantaggiato in questo, perché tutti sanno di cosa parlano, quando dicono il nome del genere letterario. Basta dire “questo libro è un giallo” e già riusciamo a farci un’idea. Con l’ucronia non è così perché molti non sanno cos’è. Se dico “ho scritto un’ucronia”, poi devo spiegare cos’è. Eppure sono convinto che sia un genere letterario che potrebbe avere analoga diffusione. Vorrei colmare questa lacuna il più possibile. Dargli la dignità che gli spetta. Certo i mezzi a mia disposizione sono pochi (questi incontri e il web), ma li uso come posso. Purtroppo quando non si è inseriti nella grande distribuzione occorre solo fare affidamento sul passaparola. Cerco così di far conoscere me e gli altri autori organizzando momenti di confronto sia reali, sia virtuali. Ogni volta che trovo un nuovo lettore il cerchio si allarga, perché questo poi ne parla e altri vengono a leggere i nostri libri.


D - Tu tieni anche un gruppo dedicato all'Ucronia su aNobii, insomma il tuo rapporto con la rete è vivace. Che cosa ti piacerebbe realizzare e o modificare degli attuali sistemi di partecipazione e  o comunicazione attraverso la rete?


R – aNobii è affascinante: si tratta di un archivio colossale in cui puoi trovare oltre quattro milioni libri. Mi piace anche perché è uno spazio in cui i lettori possono incontrarsi e confrontarsi molto facilmente. Poco dopo essermi iscritto ho aperto il Gruppo Ucronie, che ha subito raggiunto un alto numero di partecipanti. Nel Gruppo ci sono lettori che hanno molto da insegnare, a me e agli altri, sulle ucronie. Credo molto in internet. Come scrittore sono nato tramite il web. Il mio primo romanzo edito, come dicevo, fu scelto dai lettori on-line. Su internet ho trovato molti autori con cui ho collaborato in vario modo e su internet trovo la maggior parte dei miei lettori.  Da molti anni ho un sito web che fa un po’ da vetrina per tutte le mie pubblicazioni, che, oltre che cartacee, sono state spesso elettroniche, su vari siti. Da qualche mese poi ho aperto anche un blog in cui parlo di libri di autori conosciuti o meno. Credo di essere piuttosto soddisfatto di come funziona il web. Ci sono sempre più strumenti per viverlo e muovercisi. Si tratta solo di scegliere, di volta in volta, quello più adatto tra siti personali e letterari, blog, forum e altro. Certo internet è un grande oceano in cui è difficile navigare e orientarsi. In cui è difficile farsi notare. Rispetto al nulla di chi non dispone di una distribuzione e promozione capillare, internet è già molto.  Farsi conoscere tramite la rete, comunque, non è affatto facile. Richiede impegno e presenza continua. Uno scrittore che volesse pensare solo a scrivere dovrebbe avere una squadra che pensi a farlo conoscere. Chi deve far da solo, deve faticare.

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giovedì, 08 maggio 2008

"Parole al passo"

un programma di musica, poesie e racconti, nato dalla collaborazione tra www.tuttiscrittori.it

TEMA DELLA PUNTATA: "E BUSSO' IL VENTO" -
OSPITI: Giancarlo Manfredi e Fabio Balboni. E inoltre...  una bella SORPRESA! (almeno speriamo che sia bella e che qualcuno non ci rimetta la testa... aiut!). Il tutto, sempre con la preziosa collaborazione del nostro esperto musicale BobSaintClair e lo zampino di
Dimanto-Eolian!
Nel corso della trasmissione sarà letto un brano del nostro Empty...Fabio!

Buon ascolto a tutti.

 

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giovedì, 01 maggio 2008

La Edizioni Montag è lieta di annunciare la prossima uscita dell'antologia "Tutti i colori dei bambini", iniziativa a scopo benefico il cui ricavato verrà devoluto alla Lega del Filo d'Oro. Si è conclusa la selezione delle opere giunte in redazione (racconti e poesie), un lavoro che ci ha notevolmente impegnati vista la gran mole di autori e autrici partecipanti, ma allo stesso tempo gratificati per il successo riscosso dall'iniziativa, successo che si è concretizzato grazie a voi, al vostro impegno e alla vostra sensibilità. Le opere, selezionate e non, meritano un plauso sincero, ma per ovvi motivi era impossibile includerle tutte anche se avremmo voluto. Di seguito troverete i nomi degli autori selezionati tra i quali, e ne siamo particolarmente soddisfatti, molti bambini. Tra pochi giorni invieremo la copertina in visione tramite mail e saremo in grado di fornire prezzo e modalità di acquisto del libro.

Ecco, quindi, i nominativi:
Adernò Sebastiano, Allasia Matteo, Amoruso Battista, Apone Elvira, Arcaini Carla Paola, Arena Francesca, Arlandini Enrico, Armentano Caterina, Assumma Patrizia, Avi Massimiliano, Azzolini Luca, Bacconi Maurizio, Baggi Necchi Maria, Ballini Fabiola, Barone Marco, Bartolomei Barbara, Battistoni Luigi Damiano, Barcellandi Laura, Barcellandi Fabio, Barzano Rosanna, Bedini Gianluca, Benincà Monica, Benvenuti Nadia, Berrettini Silvia, Berti Marina, Bianco Bruno, Belli Alessandro, Bettozzi Armando, Bicchierri Giusy Palma, Blunda Antonio, Brasili Luigi, Briganti Ludovica, Brombin Tiziana, Brondi Alessandro, Bruno Alessandro, Bugno Laura, Bullo Anastasia, Caccia Ilario Damiano, Caliendo Irene, Canazza Loredana, Caputo Alberto Maria, Caracciolo Manuela, Carauddo Pippo, Carfagno Maria, Carlotto Carlo, Carpegna Falconieri Antonio, Carradori Matteo, Cartocci Maria Cecilia, Cascini Valerio, Casini Claudia, Castronuovo Rosaruio, Caudullo Marco, Cavuoto Antonella, Cerretti Alessandra, Chimenti Cira Morena, Chini Patrizia, Ciabattini Elisa, Cinquetti Federico, Ciotti Leonardo, Clemente Michele, Coccato Selene, Cocola Giorgia, Colella Carmine, Collina Angelo, Corsini Alessandra, Cortese Massimo, Costa Luigi, Dall'Ava Giacomo, Dall'Olio Anna Maria, D'Andreamatteo Jenny, D'Anna Maria, D'Autilia Ylenia, De Carolis Maria Teresa, De Maestri Paola Mara, Delpino Laura, D'Aprano Salvatore, D'Errico Patrizia, De Felicibus Floredana, De Prai Sidoretti Stefania, De Pace Luigi, Di Benedetto Claudia, Di Febo Manuela, Di Marsciano Oral Isabella, Di Pinto Marco, Di Pucchio Alessia, Di Rocco Giulia, Di Stefano Rosalinda, Domenella Mauro, Domizi Daniele, Donato Donatella, Doronzo Ruggero, Ducci Martina, Fabbri Lara, Fantini Francesca, Federico Valeria, Ferrone Marilena, Ficco Laura, Figini Lorena, Fiorentini Ornella, Flamminio Luciano, Fodale Rocco, Fois Marinella, Folchini Stabile Anna Maria, Fontana Massimo, Fort Alessandro, Franceschini Francesco, Franchini Domiziana, Franchini Petra, Franzé Nazzareno, Gallina Emilio, Gargano Stefania, Garilli Greco Rosa, Gazzilli Nicolò, Giacumbo Rosastella, Gilli Filippo e Piergiuseppe, Giorgi Laura, Giovando Stefania, Giulietti Fabiana, Glorini Elena, Graziano Gaetano, Grespan Sonia, Grieco Salvatore, Grilli Federica, Guarino Giorgio, Guidetti Giorgia, Iannascoli Elisabetta, Iannascoli Giuseppe, Ingemi Andrea, Ingoglia Margherita, La Bella Ugo, La Verghetta Sofia, Lamberti Giuseppe, Landozzi Riccardo, Lenci Paola, Liberatore Gilda, Li Volsi Aldo, Lombardo Ylenia, Lo Monte Sonia, Macchelli Patrizia, Macidi Gabriella Maddalena, Maestroni Ivonne, Maggio Simone, Malatini Claudio, Mannella Arianna e Selena, Manfredi Giancarlo, Manuali Marcello, Marconi Fulvia, Mariani Ettore, Marotta Martina, Marutti Silvia, Marzano roberto, Marzii Michele, Masoni Maria Luisa, Massaro Biancamaria, Mazza Lorenzo, Mazzuccato Ludovica, Menestrina Anna, Milza-Lynch Taisha, Mincuzzi Giuseppe, Momi Elena, Monaco Agnese, Mondelli Barbara, Mottaran Mauro, Murgia Bruna, Muscarà Laura, Nardi Maurizio, Nicolò Angelica, Oliviero Matteo, Onesti Marta, Ortelli Fabris Rosita, Padua Massimo, Palamidessi Luca, Panascia Clara, Pani Alessandro, Paolini Morena, Parisi Cleonice, Patogu Aleksander, Patriarca Sofia, Pennese Federico, Petruzziello Carla, Pierangelini Cinzia, Pierini Michela, Pizzuoli Maria, Plazzotta Arianna, Ponti Patrizio, Primavera Francesca, Provenzano Marisa, Pugliese Teresa Lara, Raimondi Dario, Raimondi Francesca, Regna Teresa, Rizzuti Ilaria, Romano Armando, Romano Valerio Cosimo, Ronzoni Manuel, Rosa Tiziana, Rossato Anna, Rossi Eleonora, Rossi Maria Angela, Ruggeri Flavia, Sangalli Aldo, Sangervasio Antonio, Santato Luce, Sarracino Angela, Saviano Andrea, Scaffei Ferancesco, Scalampa Mauro, Scandroglio Patrizia, Scarso Slawka G., Scrivo Bruno Alessandro,  Segré Chiara Valentina, Sensale Massimo, Serra Walter, Sias Angela, Sias Daniela, Simonetti Loredana, Somigliana Maria Vittoria, Sparacia Patrizia, Spera Maria Rita, Stabile Marcello, Targa Camilla, Tassinari Irene, Teramo Luca, Terminelli Mario, Tiberi Angela Maria, Tontini Lucia, Tortora Isabella, Tosi Lorena, Tricarico Domenico, Tronconi Elisa, Turicchi Elena, Turriziani Sara, Urbano Francesco, Vaj Massimo, Vallati Lenio, Venditti Alba, Ventriglia Luigi, Venturini Cassandra, Venturini Gloria, Venuto Giuseppe, Verani Diego, Verazzo Carmine, Vicidomini Nino, Vincenzi Elisa, Vissani Fabrizio, Zabberoni Werther, Zaccaria Ilaria, Zambruno Barbara Cristina, Zanarella Michela.
__________________________________________________

Alla nostra Kiki vanno i più sentiti complimenti per questa selezione, che va ad aggiungersi alle altre che Chiara Valentina ha centrato quest'anno, magico letteralmente per lei, ma i nostri più sinceri complimenti vanno anche a Cinzia Pierangelini, scrittrice di grande valore, che spesso ci legge,  e a tutti i partecipanti di questa iniziativa importante.

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lunedì, 28 aprile 2008

Autore: Isabella Giomi

Titolo: La cantatrice muta

Editore: Laruffa Editore
codice ISBN:

Romanzo vincitore della II edizione di "Emozioni d'inchiostro"

Pagine: Dimensioni:
Anno: 2008 Prezzo: € 10,00
 
 Categoria: Narrativa
Elettra era un diluvio di armonia nel silenzio assoluto del notturno sul mare. Un fulmine avrebbe segnato l’intera vita di Elettra. Per lei energia e sensibilità estrema. Così il canto diviene la schermatura delle emozioni troppo forti. Un indimenticabile ritratto di donna in chiaro-scuro, una figura femminile fragile e intensa. Isabella Giomi è nata a Roma e lavora in una grande struttura pubblica. Ha scritto vari racconti in bilico tra il metafisico e l’intimista, alcuni dei quali, premiati o finalisti in concorsi letterari, sono stati pubblicati su antologie e riviste culturali, tra cui “Inchiostro”. Considera la scrittura un’estensione della vita e l’universo narrativo un mondo infinitamente perfettibile che cresce in sintonia con l’esperienza. I suoi personaggi sono spesso impostati in modo tale da scegliere decisioni finali sorprendenti, come, appunto, accade alla protagonista di questo breve romanzo. Ama, in questo ordine: i gatti, l’inverno e le verdure crude. E ricorda con una certa nostalgia gli anni ’80. Su Internet ha aperto un blog dove si parla di scrittura creativa: http://blog.libero.it/tanysha/.

A breve sarà  disponibile in libreria e su IBS il romanzo della nostra Isabella - cattleia, vincitore del prestigioso concorso "Emozioni d'inchiostro" pubblicato con la Laruffa Editore. Le nostre più vive congratulazioni a Isabella per questo suo nuovo successo, che  avendo seguito le fasi di proposta al concorso e successiva vittoria, editing e finalmente pubblicazione, consideriamo anche un pochino un  successo  targato FIAE. Cento di queste pubblicazioni, ISA!!!

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venerdì, 18 aprile 2008

Tutto il Nero dell'Italia

DAL BLOG DI STEFANO SANTARSIERE, uno degli autori dell'antologia e scrittore FIAE

 

"Venti racconti si susseguono come raffiche di mitra, svelando la metà oscura dell'Italia"  Carlo Lucarelli

"Il Noir dilaga, nel nostro Paese. E parla lingue regionali, paga il doveroso tributo ai paletti del genere, scava nei temi caldi del contemporaneo e, con un occhio alla tradizione e uno al futuro, rinnovando le nostre inquietudini, rinnova anche sé stesso." Giancarlo De Cataldo 

TUTTO IL NERO DELL'ITALIA

Venti racconti noir di altrettanti giovani scrittori, uno per Regione di'Italia, a comporre un mosaico del lato oscuro del Belpaese dove la territorialità si declina in una scala verso l'inferno.

Ed è proprio la terra, il luogo d'origine, il filo conduttore del libro; una terra popolata dalla propria gente, colorata dai propri costumi, cullata dai propri dialetti, è il tappeto su cui ogni personaggio può giocare la propria vita, è lo spazio per fermarsi a ricercare la chiave di decodifica delle proprie esistenze che da qui partono e qui ritornano, ciò che ci permette di capire che non occorre sempre scappare per ritrovarsi: è la sosta dell'uomo in fuga...

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venerdì, 18 aprile 2008

"Giovanni ha 47 anni, è un impiegato all’Anagrafe, si sente stanco della sua quotidianità e vorrebbe che i suoi sogni e i suoi desideri trovassero forma e creassero “storie che vale la pena di vivere”. Le troverà in modo inconsueto, attraverso un insieme di racconti che qualcuno ha scritto e lasciato nel ripostiglio di casa. Si ritroverà, in questo modo, a seguire un percorso che spazia dalla Torino “magica” all’Antartide, alla steppa finlandese, a una megalopoli del 2075"

TITOLO:    I RACCONTI DEL RIPOSTIGLIO
AUTORE:  CLAUDIO MARTINI
EDITORE: BESA EDITORE

Disponibile in libreria da Aprile 2008, il nuovo lavoro di Claudio Martini. Da parte di tutto il FIAE, di cui Claudio/Writer è membro fin dai primissi giorni della sua costituzione, i più sinceri ed emozionati complimenti. A brevissimo un'intervista a questo scrittore bravissimo e dalle tematiche particolarissime.

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martedì, 08 aprile 2008

Remo Bassini, scrittore, giornalista. Molte le esperienze di lavoro, prima dello scrivere:  cameriere, operaio, disoccupato, studente universitario di giorno  e portiere di notte, attore dilettante, volontario in un carcere, correttore di bozze, giornalista professionista. Dall’aprile 2005 ha assunto la direzione del giornale “La Sesia”. Ha scritto anche su Stadio e su L’Indipendente. E su Fernandel. Ha un blog, tra i più belli e attivi, dove si parla di scrittura a tutto tondo, di scrittura, editoria e  lettura: http://remobassini.wordpress.com/  Ha pubblicato: Il Quaderno delle voci rubate (La Sesia); Dicono di Clelia, (Mursia); Lo scommettitore, (Fernandel); La donna che parlava coi morti, (Newton & Compton). Intervista a cura di Ipanema

Innanzitutto grazie, Remo, per avermi concesso l’onore di rispondere alle mie domande sulla tua personale visione della scrittura. Cominciamo con il fuoco di fila:


1. Sei sia scrittore che giornalista: quando hai scoperto che scrivere era il tuo destino, la tua strada? Molti sono i giornalisti che  diventano romanzieri. Passaggio obbligato? Due modi di scrivere, due approcci alla scrittura diametralmente opposti o invece assai simili?
Completamente diversi. Io al giornalismo sono arrivato tardi, avevo trent'anni, e alle spalle avevo dei timidi tentativi di scrittura, un romanzo interrotto, poesie. Sono due mondi e due modi diversi di intendere il “raccontare”. Il giornalismo ha regole precise, anche tempi e ritmi precisi e spazi. Esempio: scrivere un pezzo all'improvviso e in fretta, magari in quindici minuti perché altrimenti si ritarda l'avvio della rotativa, e scriverlo a seconda delle indicazioni: a volte avresti tanto da dire, e hai 900 battute a disposizione, a volte hai poco, e ti dicono che devi scrivere 3000 battute. I tempi  del romanziere, invece, sono quasi sempre senza vincoli. Ci sono autori che hanno impiegato un decennio per scrivere un romanzo. Comunque è raro che un giornalista sia anche scrittore; non per altro, dopo 12 ore al computer non hai voglia di rimetterti a scrivere, aspettando l'idea.

2. Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile ovunque tu vada? C’è un momento particolare, nella giornata, in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?
Scrivo di notte, sempre, e ho sempre dietro tanto il portatile quando il bloc notes. I primi due libri li ho scritti alternando la carta al video; gli ultimi due ha scritti esclusivamente usando il computer, evitando i programmi di scrittura che ti suggeriscono i sinonimi, mi sembra folle. L'agenda, piccola da tenere in tasca, però ce l'ho sempre dietro. Può sempre arrivare, improvvisa, un'idea, una frase, anche una lacuna, perché no? Magari leggo una parola che non conosco, così la trascrivo e poi cerco sul De Mauro.

3. Che cos’è per te lo scrivere? Un saccheggiare se stessi e regalarsi al lettore oppure è un calcolato e ragionato modo di far arrivare un messaggio, una denuncia, uno spaccato di vita?
Bella domanda. Credo di saccheggiare me stesso, i miei fantasmi, le mie frustrazioni, magari anche i miei sogni o le mie follie (del resto Flaubert diceva che uno scrittore deve pensare come un pazzo) e, al contempo, cerco, raccontando, di far arrivare la mia indignazione: perché sono e sarò sempre dalla parte dei calpestati. Mi spiego, perché sono tanti i modi per essere calpestati: chi è sfruttato, chi ha pesi dentro che sono macigni, chi è corroso dai sensi di colpa, chi denuncia e viene zittito, ecco alcuni esempi dei miei calpestati.

4. Ami sempre quello che scrivi, dopo che lo hai scritto? Rileggi mai i tuoi libri, dopo che sono stati pubblicati? Ti capita il classico  “ma davvero questo l’ho scritto io?” che sembra avvenga in tanti scrittori di successo?
Rileggo solo qualche pagina, a caso. Raramente sono soddisfatto, Solitamente mi auguro che la prossima volta, il prossimo libro, debba essere migliore. O magari questa è solo una scusa: per non smettere mai di srivere.

5. W. Somerset Maugham (Come scrivo i racconti – n.d.r) aveva un taccuino su cui descriveva molte delle persone che gli capitava di incontrare nei suoi viaggi, alle cene, alle feste a cui partecipava. Li dipingeva attraverso dettagli minuziosi, gesti, voci, tratti somatici, espressioni del volto, persino pensieri percettibili solo attraverso un’attenta osservazione. Tu come li crei, come li costruisci i tuoi personaggi?
Per scrivere ho bisogno di stare in mezzo alla gente. Una panchina, un bar, un treno. Ascolto, osservo attentamente. Poi... dimentico tutto. Perché i personaggi che più amo sono nati dalla mie viscere. Ti dirò di più: li vedo solo mentre scrivo, so se sono pettinati o no, se sono eleganti o maldestri, nudi o vestiti, ma poi, finita la scrittura, sono volti che faccio fatica a ricordare. E questo mi spiace. Li sento dentro, ma è come se avessi perso un rapporto fisico che del resto non c'è mai stato: perché anche quando descrivevo una carezza, un amplesso, io ero comunque intento a pestare i tasti di questo portatile.

6. Quanto c’è, tra i tuoi personaggi, di vero, di “rubato” agli incontri, alle esperienze di vita, della gente conosciuta nel tempo e nella vita “vera”che hai vissuto?
E' un discorso complesso, difficile. Ti faccio un esempio. Ho fatto il portiere di notte, e quindi in quegli anni conobbi prostitute, poliziotti, artisti, faccendieri, vidi coppie clandestine che si incontravano, vergognose, con paura. Certo, qualcosa è rimasto, ma allora io non avevo la sensibilità dello scrittore. Uno scrittore va al supermercato a fare spesa, vede una donna davanti che ha una borsetta rossa, e s'immagina che, magari, in quella borsetta ci sia una pistola. Insomma, non credo sia importante avere tante esperienze. Quello che conta è sapere andare in profondità. Vedere dentro la borsetta, insomma. Semmai: l'importante che la borsetta si sia vista per davvero al supermercato; se l'idea arriva da un libro o dalla televisione o da internet è un'idea artificiosa, vuota, non è un'idea. Piuttosto della televisione o di internet si guardi fuori dalla finestra. Guardando, verranno a mente – questo lo so che non è facile - “cose” che sono dentro di noi e che non sapevamo di avere.

7. “Si naviga a vista, lasciando che la storia prenda forma da sé”  (da il Manuale di Scrittura Creativa  Ed. Castelvecchi, Roberto Cotroneo) oppure sei fautore della “scrittura architettonica” come ha definito la propria metodologia di scrittura Davide Bregola?
Con nessuno dei due. Ognuno deve scegliere la propria strada. Chi riesce a controllare tutto può permettersi una scrittura di viscere, chi invece ha timore dei propri disordini mentali è giusto che si faccia scalette e schede dei personaggi. Io sono anarchico nella scrittura, non accetto regole. Ma m'interrogo, sempre, e interrogo, sempre. Provo a spiegarmi meglio. Sto scrivendo il mio quinto romanzo. Bene, ho fatto leggere i primi due capitoli ad alcune persone. Ho visto che quelli che leggono tanto, o sono addetti ai lavori, hanno apprezzato, mentre persone semplici, da un libro ogni due mesi se va bene, sono rimaste perplesse. Ho fatto mie le loro perplessità. Anche perché, come diceva Popper, non c'è niente di più facile che lo scrivere difficile. E' arrivare alla gente, aggiungo io, il vero problema.

8. Racconta Stephen King che:  “A. Trollope scriveva romanzi gigamentali e li sfornava con sorprendente regolarità. Era impiegato all'ufficio postale britannico (le cassette rosse dove imbucare la posta in giro per tutta la Gran Bretagna sono una sua invenzione); scriveva per due ore e mezzo tutte le mattine, prima di recarsi al lavoro. Non erano ammesse né deroghe né variazioni. Se allo scoccare delle due ore e mezzo era a metà di una frase, la lasciava incompleta fino al mattino dopo"     Quando scrivi un romanzo, scrivi con costanza, almeno una decina di cartelle al giorno, come consiglia Stephen King nel suo On Writing, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione?
Ieri ho scritto in cinque ore ventimila battute. La notte precedente ne avrò scritte duecento, poche righe insomma. Non mi forzo mai a scrivere una storia. Però mi impongo di scrivere tutti i giorni, questo sì: ma lo vedo come un esercizio necessario.

9. Operaio, cameriere, disoccupato, volontario in un carcere, portiere di notte:  molti mestieri tutti   faticosi, concreti. Ci sono scrittori  che affermano che scrivere “è per chi ha vissuto sulla pelle”,  che la letteratura è la medaglia che lo scrittore si guadagna sul campo, perché “si scrive di pancia”.  Pensi che sia veramente così, che se non si vive e non si soffre, non si ha niente da dire, da raccontare, da mostrare?
Io credo che per scrivere occorra essere fortissimi e debolissimi allo stesso tempo. La vita e la morte, la morte e la vita. E la sofferenza, certo, che però non si può pesare. Le mie esperienze certo sono servite: ma al contesto, alle cornici, agli ambiti narrativi. L'essenza delle storie viene dal nostro cuore, o anima, o inconscio. Da dentro, insomma.

10. Dicono di Clelia, Ed. Mursia, il tuo primo romanzo del 2005: ho riflettuto a lungo su questa donna enigmatica e semplicissima al tempo stesso, eterea perché fisicamente non appare mai, ma che in tanti sognano, cercano, desiderano. Mi ci sono riconosciuta proprio per via di quell’inafferrabilità e nel suo fuggire, ma non solo. Clelia è una donna castissima, che decide, lucidamente, di diventare prostituta. Pensi che  l’ambivalenza sia una caratteristica comune a tutte le donne? E l’inafferrabilità la principale caratteristica della donna ideale nell’immaginario maschile?
Credo che l'ambivalenza sia in tutti noi, uomini e donne siamo tutti, con dosaggi differenti, un po' santi e un po' puttane. Clelia è anche uno specchio, quindi, per entrambi i sessi. Poi ha un fascino speciale, Clelia. E' bella, è dolce ed è soprattutto, come hai ben visto tu, inafferrabile; di un amore inafferrabile non ci si stanca mai.

11. La donna che parlava coi morti, il tuo ultimo lavoro, Ed. Newton & Compton, 2007. Un’altra donna, protagonista di un altro tuo libro. Ma non già colei che parla coi morti, Marta, bensì Anna è la protagonista del romanzo. Un personaggio così ben caratterizzato da sembrar quasi esca dalle pagine, dia voce a tante personalità tutte insieme. Mi ha colpito moltissimo questo, al punto che avrei voluto esserne l’amica, Viviana, e subirne le rispostacce, le intemperanze, gli improvvisi sbalzi d’umore, il chiudersi repentino e l’aprirsi poi timidamente. In apparenza diversissima da Clelia, non si può fare a meno di metterle a confronto e scoprire che un sottilissimo filo sembra unirle: sono entrambe inafferrabili, in fuga. Clelia, si nasconde scappando, Anna  mostrandosi  spavalda eppure  timidissima. Uno sguardo particolare sulle donne, questo tuo modo di guardarle. Quanto della tua donna ideale c’è nei tuoi personaggi?
Quante volte nella vita siamo rimasti feriti da una persona che ritenevamo che fosse una bella persona e che poi si è rivelata meschina? Tante, suppongo. E quante volte, invece, abbiamo ricevuto da chi non ci aspettavamo? Ecco chi è Anna: quella che dietro a una spigolosità (figlia della sua incapacità ad adeguarsi alle regole dell'ipocrisia), nasconde una bontà infinita. E ti sorprende, ma nel modo migliore.
Quando vado a presentare La donna che parlava con i morti solitamente dico che io, scrivendo, mi sono innamorato di Anna Antichi. In realtà è l'amica ideale, di una sincerità e di una generosità disarmanti.

12. Donne che escono dalle pagine dei tuoi libri con vigore. Anche le altre, Nunzia, Marta, Viviana, Mariangela, Lidia... Appena accennate, eppure tutte lasciano un’impronta, vivida, reale. Gli uomini del romanzo invece molto meno. Impressione mia di lettrice, o scelta voluta di autore, questa di lasciare gli uomini un po’ ai margini?
Me lo chiedo e me lo chiedono e non so dare una risposta. Torno a prima, alla scrittura architettonica, pianificata. Se avessi usato schemi non sarebbero nate né Anna Antichi né Clelia. Tondelli diceva che le idee migliori vengono scrivendo. Evidentemente a me , scrivendo, vengono queste figure di donne che, rispetto agli uomini, spiccano di una luce particolare.

13. Corsi di scrittura creativa: in tanti ne organizzano. Ritieni che siano utili, validi per chi si vuole avvicinare a questa attività? Pensi di scrivere un manuale di scrittura creativa, un giorno?
Io penso che un corso di scrittura (il termine creativa non mi piace) può servire se il docente è un docente che invece di impartire dogmi cerca di capire. Ho qualche sporadica esperienza: in carcere, oppure con una singoli (sono convinto che il rapporto ideale dovrebbe essere un docente per ogni allievo), e quindi non so dire. Penso comunque – e qui mi ripeto – che leggere tanto e imparare a leggere la vita possano bastare e sostituire un corso di scrittura, creativa o meno.

14. Hai un consiglio da dare a un aspirante scrittore per riuscire a farsi leggere e pubblicare?
Assumere informazioni sulle case editrici, perché la case editrici cambiano spesso strategie e uomini. Poi si sa, quelle grandi leggono poco e male i manoscritti. Meglio scegliere, quando si è agli esordi, le case editrici serie ma medio piccole. Ci mettono l'anima e, non di rado, rischiano. E poi occorre cercare chi sappia dare consigli, dritte utili. Quel poco che so di alcune case editrici, io, lo dico, mi sembra giusto. Anche io all'inizio non sapevo dove sbattere la testa, poi ho trovato due scrittrici che mi hanno indirizzato, spronato. Che dici: sarà per questo che scrivo più di donne che di uomini?

Grazie per questa incredibile opportunità, Remo, a nome del Fiae.
(Ipanema)


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